La Natura di Laura Ester,una splendida riflessione e due meravigliose poesie. Questo è quanto oggi ho apprezzato con cuore e ve ne dono il “tocco” delicato come quello di una farfalla. Godiamo di queste giornate umide che portano nutrimento a una terra violentata e arsa dall’aviditá umana. L’acqua come gli altri Elementi è vita,senza l’equilibrio tra essi tutto muore.

“Un buongiorno affettuoso a tutti gli amici e alle amiche di fb di oggi 4 Aprile del 2019. cade giù al pioggia e la sua voce scrosciante sembra raccontare antiche storie. Avida ne beve la terra e le piccole piantine di insalata, di zucchine e di pomodorini appena piantate, anche sui balconi perchè non c’è niente da fare il mondo potrà ridursi ad un orribile marchingegno messo in moto da pulsanti di tutti i tipi ma nel cuore resteranno sempre le antiche radici. Amate la vostra umanità e se scoprite che un pò l’avete perduta per un eccesso di autodifesa per riassaporarne il dolce sapore che gratifica il cuore tornata a sorridere a chi ha bisogno del vostro sorriso: basterà non vedere in ogni estraneo un nemico o un rivale da abbattere e vincere ricominciamo giorno per giorno a fare questo cammino che ci consentirà solo di non diventare disumani.”

Le poesie di Laura Ester: “Fiume” (1981) “Ieri” (1985)
Nella prima poesie:”fiume” il poeta presagisce logicamente, senza saperlo, l’impoverimento e il malessere dtuttnatura sfruttata in maniera disumana, dall’egoismo degli uomini, infatti oggi se ci guardiamo intorno molti fiumi o comunque corsi d’acqua, sono stati inquinati dagli uomini che vi hanno versato dentro sostanze micidiali e hanno finito per uccidere i pesci. Il fiume, che al poeta ha sempre dato l’idea di una forza naturale possente, con il suo fragore e con il suo canto che, man mano scendeva a valle gli riempiva l’animo durante le passeggiate sui monti a cui, i suoi genitori l’avevano abituata: ” il fiume adesso ha sonno e dorme in fondo al mare”. Questo verso finale ci ricorda, tanti fiumi non più vigorosi, non più cantilenanti pieni di gioia ma, rigagnoli d’acqua che lasciano intravedere il letto sabbioso o ghiaioso. Il cuore del poeta soffre e vuole immaginare che il fiume sia sparito perchè sia andato “a piangere tra le braccia del mare”. Solo per questo, cari amici, la pioggia di questi giorni, rallegra il mio cuore pensando al fiume Po una volta cosi ricco di acque da cui, gli agricoltori traggono acqua per i loro campi, ridotto fino a pochi giorni fa talmente povero da vederne il fondo con tanti pesciolini morti. Nella seconda poesia: “ieri” del 1985, il poeta intravede ed avverte nello sguardo di un amico che le vuole bene, un amicizia colma di premure e di sincerità che, una volta, sapeva riscaldare il suo cuore ma, ora niente più sembra scuoterla poi, d’incanto, avverte dentro di se il brillare del suo affetto generoso e riprende il suo sorriso.

“Fiume”
Il fiume è sceso
a monte,
asciutta è la sua gola
e inaridito il cuore;
il fiume
era d’argento
e mormorio di fonte.
Il fiume
adesso ha sonno,
e morta è la sua voce.
Il fiume
era d’argento,
baluginante fiamma
nel buio della sera;
il fiume
aveva fiori,
giunchiglia e margherite,
mughetti e ciclamini
che il vento disperdeva
in fragole d’altura,
in brezze
in riva al mare,
in zefiri giocosi.
Il fiume
era il vocio
di donne a sciorinare,
di bimbi
intenti a fare.
Il fiume
era d’argento
e d’oro
la sua voce.
Il fiume
adesso ha sonno
e dorme
in fondo al mare.

“Ieri”
Ieri
mi parevi diverso
amico mio!
Cercavi di farmi capire
il tuo bene
combattendo le ombre
che folli ed insolenti
ghermivano i miei pensieri
divorando quei pochi palpiti.
Ieri
non eri tu
amico mio
ma la tua anima
che libera e liberata
mi donava rubini
strappati al seno
della madre generosa,
dolci grani
che mi scossero
della noia
e dell’arsura.

 

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Forse la felicitá è dell’umile gente

Una bellissima riflessione e poesia di Laura Ester

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Le poesie di Laura Ester: “Forse, la felicità è… ” (06/01/19)

Dopo tanto tempo, domenica pomeriggio, nel mio angoletto del silenzio e della riflessione, cominciai a pensare a quella che era stata, fin ora la mia vita e, ancor di più, a quella che è diventata oggi. Mi sono domandata se l’apparente progresso in cui i più superficiali, ancora credono, se non sia stato, invece, un potente strumento per privare l’umanità della sua vera natura e dei grandi doni che, già possiede, alla nascita come la spiritualità, l’intelligenza ed un meraviglioso corpo, quasi sempre, perfetto che non avrebbe bisogno di diventare, come è avvenuto, oggi, un triste manichino per mettere in mostra l’ultima merce arrivata. Certo che una maggiore scolarizzazione farebbe veramente bene non solo al popolo italiano ma anche a tutte le genti della terra; bisognerebbe obbligare la frequentazione delle scuole fino al conseguimento di un diploma di scuola superiore perchè, la cultura chechè se ne dica, amplia gli orizzonti e rende più facile la maturazione di una personalità cosciente e quindi, capace di una critica personale e soprattutto, di un autocritica efficiente, qualità sempre più rare (non centrano ne l’eccessivo nozionismo fine a se stesso ne l’eccessivo apprendimento tecnologico quando è finalizzato solo alla realizzazione di forti guadagni, senza tener conto di ciò che si toglie all’uomo). Fatto questo preambolo che sarà un poco, il mio tema ricorrente di quest’anno, su cui io tornerò spesso ma che vorrei diventasse anche la vostra metà da perseguire, diffondendola tra la gente con cui venite a contatto tra i parenti e gli amici. Per vincere le guerre bisogna essere tutti uniti.

Tornando alla poesia, il poeta che, fino ad ieri, sentiva battere nel suo petto un cuore bambino che, gli aveva consentito una vita ricca di emozioni e di pulsioni da cui, sono nate, tutte le sue poesie nonchè la sua ricchezza interiore e il suo desiderio di apprendimento che, ancora oggi è molto forte, sente, dentro di se un profondo bisogno di capire e di chiarire a se stesso, qual’è la sua condizione di oggi  e che cosa è rimasta di tanta gioia di vivere, di tanta fede nell’uomo, di tanta speranza di un futuro a portatore di progresso culturale di tutta la gente del globo. La poesia risponde a tutte queste domande: la forza dell’amore  ossia, la capacità di guardare agli esseri umani con profonda empatia, è fortemente indebolita, il desiderio di trasformare la vita in magia altrettanto; la vita, considerata un meraviglioso viaggio, ormai, è quasi finito nell’anima del poeta, e intatto ancora l’amore per il mare che ancora lo cattura, lo sa amare e consolare anche se “gli orizzonti infiniti in cui credeva ora, sono una finzione” in cui, il poeta finge di credere. L’amore a cui ha dedicato, quasi tutta la sua vita quando è stato vero travolgimento di corpo, anima e pensiero, l’ha resa schiava e quindi, incapace di essere se stessa; anche la forza dei sentimenti che l’avevano fatta volare veramente tra le stelle, che considerava indispensabili, ora le appaiono inutili e lo stesso pensiero che vuole sempre indagare, approfondire, andare oltre il consentito, è diventato per lei un tormento di cui si libererebbe volentieri per dormire un pò di più poichè, l’insonnia le toglie ogni forza vitale. In poche parole, il poeta, si rende conto che tanta vita vissuta, non è il percorso che hanno seguito le masse per cui, il suo sogno di amore potente che, gli aveva fatto predire un futuro di fratellanza, pace e benessere universale, è ancora molto lontano e forse, persino irraggiungibile. Egli, però sa ritrovare sotto le ceneri, il suo cuore bambino che è rimasto tale e che gli ha regalato ora può dirlo, gli anni più felici della sua vita quando, libero da conformismo, da punti di riferimento e da affannosa sensazione del tempo che, gli sfugge era riuscita a realizzare  quella se stessa  in cui, già si ravvedeva il nascere  “della sua poesia” poichè, il suo modo di vivere era sempre autentico e personalissimo. Quello per cui l’autrice si spenderebbe ancora tanto donandosi a piene mani sarebbe la nascita di una profonda e intensa amicizia: il sentimento che forse anche più dell’amore le ha consentito di realizzare un sentimento indistruttibile. 

“Forse, la felicità è…”

Niente più t’innamora

allo sguardo non c’è più magia

finito il meraviglioso viaggio

solo il mare è il tuo infinito

a cavalcare onde

in cerca d’ineffabili orizzonti.

Ti inquieta il pensiero

e ti deruba il sonno

anche l’amore ti fece schiava

ora i sentimenti ti paiono illusioni.

Vorresti tornare bambina

a vivere d’innocenza

senza contare il tempo

ne avere punti di riferimento.

Forse la felicità è

dell’umile gente…(Laura Ester)

Abbiamo bisogno di poesia!

20170905_194412.jpgAbbiamo bisogno di poesia,tu che ancora credi sia roba per deboli,tu che la sottovaluti perchè non ne conosci la potenza,tu che pensi sia roba invendibile……ti chiedo perchè? credi che l’amore si possa vendere?….Oggi vi propongo tre poesie di Laura Ester,qui in quest’angolino che ho creato nel mio blog dedicato a lei. Sul  profilo di FB, Laura antepone alle tre poesie una breve descrizione dello stato d’animo del poeta. L’elemento Acqua ne è oggetto di ispirazione:

Le poesie di Laura Ester: “dolce luna” (1978/9) “inquietudine” (1978/9) “la goccia” (1978/9)
In queste 3 poesie tutte datate 1978/9, è ancora poderosa la speranza nel cuore del poeta che affida le sue malinconie, le sue paure, i suoi sogni di volare in alto, finalmente in cieli tranquilli, alla natura a cui si sente strettamente legata dal comune amore per la bellezza, per l’armonia e per la ricerca di un bene infinito che sente, non appartenere alla terra. La natura, viene in aiuto del poeta, lo consola, gli dona dolci lune, porti azzurri e tranquilli ma, niente ferma il suo desiderio d’Immenso. E’ la vista, di una goccia d’acqua: il suo canto, che incanta l’anima del poeta che la vede, nel corso delle stagioni, gelarsi, gonfiarsi per tornare acqua a dissetare l’anima del mondo vegetale, e i cuori degli uomini cosi come il cuore del poeta che riprende a sognare senza limiti.

“Dolce luna”
Dolce luna
ripetimi quel canto
che mi fa innamorare
e onda tra le onde
ascolterò le ninfe
che il dio innamorato
abbraccia alla sera.
Ripetimi quel canto
e chiara la mia vita
diventi dopo il buio
e portami su vele
che hanno issato l’ancora
e portami le ali
di un’aquila regina
perchè io possa andare
dove dilania il vento
la quiete della sera
dove non giunge il pianto
di chi ha perduto tutto
dove non giunge il grido
di chi ha lasciato il mondo.
Dolce luna…

“Inquietudine”
Nel limpido cielo
d”un mattino terso
mi specchio
dopo tanto buio.
Nel quieto azzurro
d’un piccolo porto
ho lasciato i remi
all’arenile stanco
e vago nel vento
veliero senza vele
gabbiano senz’ali
ma non mi fermo
non mi consolo
finchè la terra
non avrà
il mio ultimo stelo!

“La goccia”
La goccia
che disserra
tra le mie braccia
la sua perla
è goccia di roccia.
Ha bevuto
cristallo al fiume
si è gelata
gonfiata
disciolta
ora disseta
il mio cuore assetato.

( foto mia,il mare in settembre a Moneglia)

Una poesia,un brano,un deja vu

Spesso sentiamo parlare di “mal d’amore” una sofferenza silente,una possiamo definirla “patologia”perchè chi ne soffre deve approcciarsi autonomamente ad una cura del proprio spirito per uscirne. Spesso le persone che ne soffrono si innamorano contemporaneamente di più persone ma non riescono nemmeno cosí a colmare il loro vuoto e purtroppo diventano veicolo di sofferenza e inganno per le persone che dicono di amare,un racconto di Laura Ester mi ha portato dei ricordi,un deja vu diciamo. Vi propongo la lettura di una bella poesia  Laura Ester e la sua introduzione alla comprensione del testo,uno scorcio della sua vita e sensibilitá nell’aver capito e continuato ad amare comunque.Segue una bella canzone a tema DEJA VU

Le poesie di Laura Ester: “Ti ho amato, mio poeta.” (12/06/2018)

Questa poesia è dedicata allo scrittore/poeta Alberto Bevilacqua come molti di voi già sanno ho avuto una fatale intesa spirituale e mentale che ha fatto siche “l’uno riconoscesse l’altro come sua seconda parte”. Il poeta apparentemente burbero, di poche parole e sarcastico, non accettava da parte di estranei “richieste d’aiuto” ne raccomandazioni. Mi diceva che era stanco di ricevere numerose telefonate di giovani artisti che volevano mandargli le loro opere scritte perchè lui le recensisse. Io non gli ho chiesto mai nulla e poichè lo sentivo triste e sconsolato cercavo solo di consolarlo  con parole sincere senza adulazioni che lui detestava dopo alcuni mesi mi disse di scrivergli e di mandargli qualche mia poesia. Mi telefonò raramente dicendomi che le mie poesie lo commuovevano e che erano musicali: due qualità che secondo lui un componimento poetico deve assolutamente avere altrimenti “non si tratta che di un componimento di prosa talora ben costruito sintatticamente ma senza anima. Tra noi piano piano nacque un affinità sempre più profonda che ci consolava: aveva alle spalle un matrimonio fallito e tante inutili approcci amorosi finchè non trovò una nuova compagna Michela che lo amò profondamente e riuscì a sopportare i suoi violenti sbalzi d’umore. Alberto diceva alla fine della sua vita che aveva amato solo 2 donne: Michela e me che secondo lui eravamo molto simili nel comportamento; io invece dico che non siamo simili noi due ma è l’amore spirituale per quest’uomo che ci ha unite. Avvolte mi ha fatto tremare di paura perchè quando era giù di morale non era gentile ma quando poi si ravvedeva i suoi occhi azzurro/verdi sprizzavano un amore profondo e chiedevano scusa. La sera lo ricordo nelle mie preghiere perchè lui è stato ateo anche se negli ultimi tempi invocava spesso la Madonna, perchè la nonna, da bambino lo portava in chiesa. Ogni artista sogna di incontrare un altro artista che sia a lui molto simile per suonare insieme la canzone del cuore.

“Ti ho amato, mio poeta.”

Ti ho amato, mio poeta.

Sei stato il grande amore.

Ammutolivo alle tue parole

e il cuore sembrava scoppiare

tu mi hai lasciato fare

e mi chiamavi amore

ma lo dicevi a tutte.

Ti sono stata amica

sorella

madre

per quel tuo cuore

avido d’amore ma anche

pieno di rabbia a di dolore

per quell’infanzia rinnegata

che non sapesti perdonare.

Dopo anni

venisti a recitare poesie

dove io vivevo.

I nostri occhi vibrarono all’unisono

ed io, incurante della gente

ti strinsi il viso tra le mani

perché sentivo

che sarebbe stata l’ultima volta

è cosi fu.

Moristi senza voglia di morire.

Ti amo ancora

sei dentro me

e se ti penso, piango.

A tutti dico che immensa è la felicità di chi riesce a trovare una persona che sia l’altra parte di se e un legame eterno è anche se le parole dicessero il contrario sono gli occhi a parlare e dire la verità ⭐⭐⭐⭐⭐  testo preso da pagina FB di Laura Ester, amica virtuale e sincera.

Ricordi di vita raccontati da Laura Ester ❤

Ho sempre trovato noioso FB,per non parlare poi del mio stupore quando ho capito che alcuni scambiano i “mi piace” per corteggiamento,quindi raramente ci perdo tempo ad eccezione dei post di amicizie sensibili e di qualche pagina interessante,poco fa aprendo FB mi è apparsa questa meravigliosa lettura di Laura Ester,son queste le cose che mi piacciono,adoro quando le persone sanno raccontarsi coinvolgendomi con sentimenti puri e lo propongo qui nel mio amato angolo per voi :

Nella mia vita, fin da bambina, ho sempre cercato un contatto diretto con la povertà e forse era questo l’elemento che mi diversificava dai miei coetanei. Allora, i ceti medi vivevano quasi come il proletariato. I miei primi compagni di scuola sono stati i figli dei pescatori di Posillipo, una bella località pittoresca sul mare della mia città, Napoli. Questi bambini che giocavano sempre tra di loro, senza avvicinarsi a noi solo perchè i nostri padri avevano un titolo di studio e quindi, svolgevano una professione, mentre i loro padri avevano un mestiere, la pesca. La maestra, molto sensibile dal modo di vestire e da quello di parlare, capiva la situazione e faceva in modo che un bambino più colto avesse come vicino di banco, il figlio di un pescatore. Quando mi avvicinai a loro, di primo acchitto non mi risposerò perchè in casa gli avevano detto, ingiustamente che noi eravamo i figli dei signori. Mi affascinava il loro modo variopinto di vestire, le loro guance rosse, i loro capelli folti e neri cosi come gli occhi e il loro parlare in dialetto. Mia madre, mi aveva ben predisposto verso di loro perchè dai padri, comprava sempre il pesce fresco. Questi bambini giocavano in mezzo alla strada perchè non avevano altro spazio e le loro case, erano state scavate, dai nonni, nella parete di tufo e spesso, non avevano una porta. Pian piano, diventammo compagni di scuola e poi di giochi. Dapprima, mi guardavano con curiosità perchè avevo i capelli corti e andavo dal parrucchiere poi, squadrarono i miei vestiti che non erano eleganti ma non erano fatti a mano ed infine le mie scarpe che loro sognavano nei loro sogni perchè, calzavano zoccoli di legno sia d’estate che d’inverno. Erano affascinati dal mio modo di vestire, io al contrario dal loro, che si avvicinava di più a quello delle favole infatti, avevano lunghi vestiti fino alle caviglie e sottogonne di flanella quasi lunghe come i vestiti e un grande fiocco in vita. Certo non c’erano ricami ne collettini bordati di pizzo però, erano immensamente belli nella loro semplicità, spesso, venivano a scuola senza cappotto perchè non avevano soldi per acquistarli e le loro famiglie avevano sempre 5/6 bambini. Avevano però al loro posto delle giacche di lana lunghe fatte ai ferri dai loro nonni, mentre grossi calzettoni di lana di pecora coprivano i piedi fino al ginocchio. I loro capelli, erano quasi tutti molto ricci e a me piacevano tanto, quei ricci che invece io non avevo, pensate che io una volta in prossimità del Natale mia madre mandò me e mia sorella Paola dal suo parrucchiere perchè ci facesse una bella acconciatura per quella che era considerata, la più bella festa dell’anno; io invece di farmi fare la messinpiega mi feci fare una permanente e cosi i capelli mi vennero, ricci ricci. Mi guardavo allo specchio e mi piacevano tanto, ma quando mi vide mia madre mi rimproverò aspramente chiedendomi come mai avessi trasgredito a un suo ordine. Andai in camera mia, mi sedetti per terra con le spalle al muro di fronte ad un piccolo armadio con lo specchio e non mi capacitavo di come fossero diventati belli i miei capelli; in quel momento, pensai alla mia amica Filomena che aveva naturalmente i capelli ricci cosi;pensavo a cosa mi avrebbe detto quando mi avrebbe rivisto. Era il giorno di Natale quando ci incontrammo. Le paranze erano da poco arrivate piene di pesce che sarebbero servite per i loro pranzi festivi. Lei stava giocando con la corda. Interruppe il gioco e guardandomi inizio a ridere a crepapelle: “ma cosa hai fatto per diventare cosi”. “ora, Filomena, vedi sono come te”. Lei smise di ridere e mi disse “vuoi giocare alla corda con me?” Ero felice che fossi riuscita ad annullare tutte le differenze che una stupida società poneva tra di noi.”

Laura Ester

un nuovo dono da parte di Laura

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Ricevuto da un paio di giorni un nuovo libro in dono dalla dolce e generosa amica Laura Ester, una raccolta di poesie che a caso pescherò dal libro e pubblicherò qui presto nello spazio a lei dedicato.

Ora devo scappare, 20171007_114704[534].jpga volte odio sentirmi un po’ come Bianconiglio sempre di corsa…………..adoro la parte di Alice….ciaoooooooooooooooooooooo

https://rosasolito.wordpress.com/2017/06/13/doni/

Miscredenza

20140524_211000.jpg“mi piace restare nella tua vita”   con affetto Ester Donatelli (Laura Ester)

 

Le ultime due righe della dedica scritta da Laura sul libro che mi ha inviato in dono tempo fa e come non restare indelebilmente nel cuore, con un dono così : una raccolta di poesie su un libro e un “mi piace restare nella tua vita”, gettato così in armonia nero su bianco.

Ci siamo conosciute su FB,  ci conosciamo solo nel virtuale…..ma le anime si sono riconosciute subito, forse ci conosciamo da sempre……..è questione di fede nei riguardi dell’anima, sotto una sua poesia Miscredenza, pescata a caso dal libro “Girare intorno al vento” di Ester Donatelli

Miscredenza

non sai

della gioia

di poter vedere

di parlare

sentire

né della felicità

di avere mani e piedi

e un’anima

che può voler bene.

Non sai

perché non hai creduto.

Il tuo canto

è quello degli uccelli

non quello della Luna