Ricordi di vita raccontati da Laura Ester ❤

Ho sempre trovato noioso FB,per non parlare poi del mio stupore quando ho capito che alcuni scambiano i “mi piace” per corteggiamento,quindi raramente ci perdo tempo ad eccezione dei post di amicizie sensibili e di qualche pagina interessante,poco fa aprendo FB mi è apparsa questa meravigliosa lettura di Laura Ester,son queste le cose che mi piacciono,adoro quando le persone sanno raccontarsi coinvolgendomi con sentimenti puri e lo propongo qui nel mio amato angolo per voi :

Nella mia vita, fin da bambina, ho sempre cercato un contatto diretto con la povertà e forse era questo l’elemento che mi diversificava dai miei coetanei. Allora, i ceti medi vivevano quasi come il proletariato. I miei primi compagni di scuola sono stati i figli dei pescatori di Posillipo, una bella località pittoresca sul mare della mia città, Napoli. Questi bambini che giocavano sempre tra di loro, senza avvicinarsi a noi solo perchè i nostri padri avevano un titolo di studio e quindi, svolgevano una professione, mentre i loro padri avevano un mestiere, la pesca. La maestra, molto sensibile dal modo di vestire e da quello di parlare, capiva la situazione e faceva in modo che un bambino più colto avesse come vicino di banco, il figlio di un pescatore. Quando mi avvicinai a loro, di primo acchitto non mi risposerò perchè in casa gli avevano detto, ingiustamente che noi eravamo i figli dei signori. Mi affascinava il loro modo variopinto di vestire, le loro guance rosse, i loro capelli folti e neri cosi come gli occhi e il loro parlare in dialetto. Mia madre, mi aveva ben predisposto verso di loro perchè dai padri, comprava sempre il pesce fresco. Questi bambini giocavano in mezzo alla strada perchè non avevano altro spazio e le loro case, erano state scavate, dai nonni, nella parete di tufo e spesso, non avevano una porta. Pian piano, diventammo compagni di scuola e poi di giochi. Dapprima, mi guardavano con curiosità perchè avevo i capelli corti e andavo dal parrucchiere poi, squadrarono i miei vestiti che non erano eleganti ma non erano fatti a mano ed infine le mie scarpe che loro sognavano nei loro sogni perchè, calzavano zoccoli di legno sia d’estate che d’inverno. Erano affascinati dal mio modo di vestire, io al contrario dal loro, che si avvicinava di più a quello delle favole infatti, avevano lunghi vestiti fino alle caviglie e sottogonne di flanella quasi lunghe come i vestiti e un grande fiocco in vita. Certo non c’erano ricami ne collettini bordati di pizzo però, erano immensamente belli nella loro semplicità, spesso, venivano a scuola senza cappotto perchè non avevano soldi per acquistarli e le loro famiglie avevano sempre 5/6 bambini. Avevano però al loro posto delle giacche di lana lunghe fatte ai ferri dai loro nonni, mentre grossi calzettoni di lana di pecora coprivano i piedi fino al ginocchio. I loro capelli, erano quasi tutti molto ricci e a me piacevano tanto, quei ricci che invece io non avevo, pensate che io una volta in prossimità del Natale mia madre mandò me e mia sorella Paola dal suo parrucchiere perchè ci facesse una bella acconciatura per quella che era considerata, la più bella festa dell’anno; io invece di farmi fare la messinpiega mi feci fare una permanente e cosi i capelli mi vennero, ricci ricci. Mi guardavo allo specchio e mi piacevano tanto, ma quando mi vide mia madre mi rimproverò aspramente chiedendomi come mai avessi trasgredito a un suo ordine. Andai in camera mia, mi sedetti per terra con le spalle al muro di fronte ad un piccolo armadio con lo specchio e non mi capacitavo di come fossero diventati belli i miei capelli; in quel momento, pensai alla mia amica Filomena che aveva naturalmente i capelli ricci cosi;pensavo a cosa mi avrebbe detto quando mi avrebbe rivisto. Era il giorno di Natale quando ci incontrammo. Le paranze erano da poco arrivate piene di pesce che sarebbero servite per i loro pranzi festivi. Lei stava giocando con la corda. Interruppe il gioco e guardandomi inizio a ridere a crepapelle: “ma cosa hai fatto per diventare cosi”. “ora, Filomena, vedi sono come te”. Lei smise di ridere e mi disse “vuoi giocare alla corda con me?” Ero felice che fossi riuscita ad annullare tutte le differenze che una stupida società poneva tra di noi.”

Laura Ester

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