Scrivi

FB_IMG_1527657819559.jpgScrivi del tuo amore

sui muri

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cosí

che il grigio dei palazzi divenga rosa

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Parla del tuo fiore al vento

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cosí

che accoglierá e ne sparpaglierá il dolce profumo.

Foto e testo Rosa Solito

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Luna

20180526_232507.jpgLuna stai cosí,questa sera,timida

celata tra nubi sottili.

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Seguo il tuo perlaceo  moto

adoro il tuo mistero,la tua forma

tanto cara a noi mortali

ingenui sognatori

di mondi agognati.

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Amica della sera raccontami di te,madre dei poeti,mia luna

musa degli amanti, raccontami del tuo mistero.20180526_232337.jpg

Foto e testo Rosa Solito

Ricordi di vita raccontati da Laura Ester ❤

Ho sempre trovato noioso FB,per non parlare poi del mio stupore quando ho capito che alcuni scambiano i “mi piace” per corteggiamento,quindi raramente ci perdo tempo ad eccezione dei post di amicizie sensibili e di qualche pagina interessante,poco fa aprendo FB mi è apparsa questa meravigliosa lettura di Laura Ester,son queste le cose che mi piacciono,adoro quando le persone sanno raccontarsi coinvolgendomi con sentimenti puri e lo propongo qui nel mio amato angolo per voi :

Nella mia vita, fin da bambina, ho sempre cercato un contatto diretto con la povertà e forse era questo l’elemento che mi diversificava dai miei coetanei. Allora, i ceti medi vivevano quasi come il proletariato. I miei primi compagni di scuola sono stati i figli dei pescatori di Posillipo, una bella località pittoresca sul mare della mia città, Napoli. Questi bambini che giocavano sempre tra di loro, senza avvicinarsi a noi solo perchè i nostri padri avevano un titolo di studio e quindi, svolgevano una professione, mentre i loro padri avevano un mestiere, la pesca. La maestra, molto sensibile dal modo di vestire e da quello di parlare, capiva la situazione e faceva in modo che un bambino più colto avesse come vicino di banco, il figlio di un pescatore. Quando mi avvicinai a loro, di primo acchitto non mi risposerò perchè in casa gli avevano detto, ingiustamente che noi eravamo i figli dei signori. Mi affascinava il loro modo variopinto di vestire, le loro guance rosse, i loro capelli folti e neri cosi come gli occhi e il loro parlare in dialetto. Mia madre, mi aveva ben predisposto verso di loro perchè dai padri, comprava sempre il pesce fresco. Questi bambini giocavano in mezzo alla strada perchè non avevano altro spazio e le loro case, erano state scavate, dai nonni, nella parete di tufo e spesso, non avevano una porta. Pian piano, diventammo compagni di scuola e poi di giochi. Dapprima, mi guardavano con curiosità perchè avevo i capelli corti e andavo dal parrucchiere poi, squadrarono i miei vestiti che non erano eleganti ma non erano fatti a mano ed infine le mie scarpe che loro sognavano nei loro sogni perchè, calzavano zoccoli di legno sia d’estate che d’inverno. Erano affascinati dal mio modo di vestire, io al contrario dal loro, che si avvicinava di più a quello delle favole infatti, avevano lunghi vestiti fino alle caviglie e sottogonne di flanella quasi lunghe come i vestiti e un grande fiocco in vita. Certo non c’erano ricami ne collettini bordati di pizzo però, erano immensamente belli nella loro semplicità, spesso, venivano a scuola senza cappotto perchè non avevano soldi per acquistarli e le loro famiglie avevano sempre 5/6 bambini. Avevano però al loro posto delle giacche di lana lunghe fatte ai ferri dai loro nonni, mentre grossi calzettoni di lana di pecora coprivano i piedi fino al ginocchio. I loro capelli, erano quasi tutti molto ricci e a me piacevano tanto, quei ricci che invece io non avevo, pensate che io una volta in prossimità del Natale mia madre mandò me e mia sorella Paola dal suo parrucchiere perchè ci facesse una bella acconciatura per quella che era considerata, la più bella festa dell’anno; io invece di farmi fare la messinpiega mi feci fare una permanente e cosi i capelli mi vennero, ricci ricci. Mi guardavo allo specchio e mi piacevano tanto, ma quando mi vide mia madre mi rimproverò aspramente chiedendomi come mai avessi trasgredito a un suo ordine. Andai in camera mia, mi sedetti per terra con le spalle al muro di fronte ad un piccolo armadio con lo specchio e non mi capacitavo di come fossero diventati belli i miei capelli; in quel momento, pensai alla mia amica Filomena che aveva naturalmente i capelli ricci cosi;pensavo a cosa mi avrebbe detto quando mi avrebbe rivisto. Era il giorno di Natale quando ci incontrammo. Le paranze erano da poco arrivate piene di pesce che sarebbero servite per i loro pranzi festivi. Lei stava giocando con la corda. Interruppe il gioco e guardandomi inizio a ridere a crepapelle: “ma cosa hai fatto per diventare cosi”. “ora, Filomena, vedi sono come te”. Lei smise di ridere e mi disse “vuoi giocare alla corda con me?” Ero felice che fossi riuscita ad annullare tutte le differenze che una stupida società poneva tra di noi.”

Laura Ester

Un sorriso

20180514_193923-1-1-1Cosí…..mi va di ridere,perchè fa bene e anche di sorridervi,buona serata❤…….in fondo la vita anche se piena di difficoltá,e che razza di difficoltá!…. io l’amo.
“Tutti pensano ad accumulare oggetti e cose, dimenticando che lo scopo della vita è quello di accumulare emozioni, sorrisi, istanti felici… ”
Agostino Degas 

…………………………………………………………. PS.   Come è andata?  Avete sorriso?

Restare centrati

Terza primavera. Dopo il loro sbocciare,nel pieno splendore,le roselline lasciano che i vermetti si nutrano delle loro foglie.Le roselline accettano.

20180511_085555-1-1.jpg

Cosa vogliono farmi capire le  roselline gialle?

Bisogna lasciare che tutto avvenga?

Ci sono cose che comunque devono succedere,non conta quanto tu ti batti20180511_085555-1.jpgnon conta la tua forza attiva….devono avvenire e basta

e tu guerriero/a,non puoi fermarne il flusso.

 20180511_085555-1-1-1.jpg

Le roselline mi fanno capire questo: restare centrati e lasciar fare alla vita,capire e danzare con il flusso della vita……altro non conta. Le roselline insegnano e Rosa ringrazia❤

Torna di maggio 
la mia rosellina
tenera è la sua spina
una piccola piantina
con la sua gialla rosellina.
In maggio qui da anni ormai 
so che il bocciolo aprirai e
per più giorni profumerai.
Rosellina sorriderò 
quando appassirai
perché so che a maggio
tornerai. (foto e testo di Rosa Solito)

“E l’area del cuore come si calcola?”

20170902_210708.jpg“In matematica non sono brava.
Perdo il conto delle foglie dei rami
e per le stelle ogni volta ricomincio da capo.
Non riesco a misurare il salto delle cavallette
e non so la formula per il perimetro delle nuvole.
Il calcolo di quanta neve sia caduta mi sfugge
e anche di quanta ne possa reggere un filo d’erba.
La somma dei passi per arrivare al mare non mi riesce
e mi chiedo se per il ritorno devo fare una sottrazione.
Ho diviso il numero dei semi per i frutti
il risultato è una nuova foresta e ne avanza qualcuno.
Se moltiplico le giornate di sole per quelle di pioggia
ottengo più di sette stagioni e non so quante settimane.
La matematica mi confonde. Come misura del mondo è strana.
Per quanti conti si facciano qualcosa non torna mai pari.
Due finestre fanno una vista? quattro muri sono una casa?
Noi siamo i nostri centimetri, chili, litri? quanto pesa un segreto?
Quanto misura una risata? e l’area del cuore come si calcola?”

Azzurra D’Agostino (foto Rosa Solito)